93) Popper. Sulla teoria cospiratoria della societ.
Popper esamina le teorie cospiratorie utilizzate per spiegare
certi fenomeni sociali e ne dimostra l'infondatezza. Egli osserva
inoltre che ad azioni umane intenzionali seguono spesso
ripercussioni inintenzionali.
K. R. Popper, La societ aperta e i suoi nemici, volume secondo,
traduzione italiana di D. Antiseri, Armando, Roma, 1973-1974,
pagine 125-129 (vedi manuale pagine 328-332).
Alla fine di chiarire questo punto, illustrer brevemente una
teoria che  largamente condivisa, ma che presuppone quello che
considero precisamente il contrario del vero fine delle scienze
sociali: quella che chiamo  La teoria cospirativa della societ
. Essa consiste nella convinzione che la spiegazione di un
fenomeno sociale consista nella scoperta degli uomini o dei gruppi
che sono interessati al verificarsi di tale fenomeno (talvolta si
tratta di un interesse nascosto che dev'essere prima rivelato) e
che hanno progettato e congiurato per promuoverlo.
Questa concezione dei fini delle scienze sociali deriva,
naturalmente, dall'erronea teoria che, qualunque cosa avvenga
nella societ - specialmente avvenimenti come la guerra, la
disoccupazione, la povert, le carestie, che la gente di solito
detesta -  il risultato di diretti interventi di alcuni individui
e gruppi potenti. Questa teoria ha molti sostenitori ed  anche
pi antica dello storicismo (che, come risulta dalla sua forma
teistica primitiva,  un derivato della teoria della
cospirazione). Nelle sue forme moderne esso , come lo storicismo
moderno e come un certo atteggiamento moderno nei confronti delle
leggi naturali, il tipico risultato della secolarizzazione di
una superstizione religiosa. La credenza negli di omerici le cui
cospirazioni spiegano la storia della guerra di Troia  morta. Gli
di sono stati abbandonati. Ma il loro posto  occupato da uomini
o gruppi potenti - sinistri gruppi di pressione la cui perversit
 responsabile di tutti i mali di cui soffriamo - come i famosi
savi di Sion, o i monopolisti, o i capitalisti o gli imperialisti.
Io non intendo affermare, con questo, che di cospirazioni non ne
avvengano mai. A1 contrario, esse sono tipici fenomeni sociali.
Esse diventano importanti, per esempio, tutte le volte che
pervengono al potere persone che credono nella teoria della
cospirazione. E persone che credono sinceramente di sapere come si
realizza il cielo in terra sono facili quant'altre mai ad adottare
la teoria della cospirazione e a impegnarsi in una contro-
cospirazione contro inesistenti cospiratori. Infatti la sola
spiegazione del fallimento del loro tentativo di realizzare il
cielo in terra  l'intenzione malvagia del Demonio che ha tutto
l'interesse di mantenere vivo l'inferno.
Cospirazioni avvengono, bisogna ammetterlo. Ma il fatto notevole
che, nonostante la loro presenza, smentisce la teoria della
cospirazione,  che poche di queste cospirazioni alla fin fine
hanno successo. I cospiratori raramente riescono ad attuare la
loro cospirazione.
Perch si verifica questo? Perch le realizzazioni differiscono
cos profondamente dalle aspirazioni? Perch ci  quanto
normalmente avviene nella vita sociale, ci siano o non ci siano
cospirazioni. La vita sociale non  solo una prova di forza fra
gruppi in competizione, ma  anche azione entro una pi o meno
elastica o fragile struttura di istituzioni e tradizioni, azione
che provoca - a parte qualsiasi contro-azione consapevole - molte
reazioni impreviste, e alcune di esse forse anche imprevedibili,
in seno a questa struttura.
Cercar di analizzare queste reazioni e di prevederle per quanto
possibile , a mio giudizio, il compito essenziale delle scienze
sociali. E' il compito di analizzare le inintenzionali
ripercussioni sociali delle azioni umane intenzionali, quelle
ripercussioni la cui importanza  trascurata sia dalla teoria
della cospirazione che dallo psicologismo, come abbiamo gi
indicato. Un'azione che si attui in piena armonia con l'intenzione
non crea problemi per la scienza sociale (a meno che non si
imponga la necessit di spiegare perch in quel determinato caso
non si siano avute ripercussioni inintenzionali di alcun genere.
K. R. Popper, Logica della ricerca e societ aperta, Antologia a
cura di D. Antiseri, La Scuola, Brescia, 1989, pagine 165-167.
